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giovedì 8 gennaio 2015

Questi orologi fascisti


Oggi vi parlo di un'altra cosa che odio, di un'altra cosa che mi si aggrappa in gola: il tempo.
Vi assicuro che il tempo fra tutti i bastardi infami della terra è il peggiore.
Non so se vi rendete conto che in pratica è un orologio gigante che ci da mazzate ogni giorno, ci frusta sulla schiena e si prende i nostri secondi.
Si i nostri, ogni secondo che passa è un momento buttato al cesso e solo il cielo sa quanto sono pochi i momenti che davvero contano.
Fottuto tempo, si frega le ore quando dormo, i minuti quando cago e tutte quelle giornate perse a non fare nulla.
Per non parlare di quando siamo a lavoro, di quando ci mettiamo a studiare e di quando guardiamo in TV un programma che in fondo nemmeno ci piace.
Ci frega sempre, è possibile che io spendo anni in un ufficio a sbattermi le palle per poi accorgermi che tutto quello che è passato non posso più riaverlo.
Tutto andato, tutto morto.
Giuro che ti odio maledetto tempo, sei il peggior parassita della terra, un cancro che cresce nei miei polmoni che non mi permette mai avere la completa tranquillità mentre mi gratto le palle.
Tempo sei il peggior fascista della terra, nessuno puoi dirti niente, te ne stai sulla tua torre d'avorio ad ammazzarci mentre noi inermi subiamo come cavie.
Io non ci voglio credere che anche adesso che sto scrivendo questi pensieri il tempo vola, che il tempo vola è certo ma poi i segni sulla faccia e sullo stomaco te li lascia.
Non è giusto io mi ribello, adesso chiudo gli occhi e prendo a bastonate l'orologio dittatore che mi sta uccidendo.
Gli spezzo le lancette una ad una, gli dico di fottersi, gli faccio il dito medio e urlo viva la libertà.
Peccato che l'orologio fascista se ne sbatte che gli rompo le lancette, se ne sbatte di tutto lui va avanti, lui è troppo più forte.
Alcune volte ci penso a quanto sia ingiusta la cosa, ma penso anche di quanto tempo sto buttando via, di quanti pensieri belli, quante cose favolose potevo fare.
Ma nulla si vive col paraocchi, si va avanti si fanno le solite cose che ci straziano, senza mai goderci quello per cui l'uomo deve vivere.
Tutto ha un orario, tutto ha una scadenza, da latte nel frigo al nostro stesso corpo, in fin dei conti siamo proprio una massa di scemi.
Quanto vorrei che tutto si fermasse, che ogni cosa stesse immobile, che magri tutta la città rimanesse impietrita per tutto il tempo che voglio io.
Potrei correre per le strade, andare al mare e farmi il bagno, potrei scrivere cosi tante cose da creare la biblioteca più grande del mondo.
Potrei pure dormire ma questa volta con la possibilità di godermi il sonno, potrei sbattermi dei doveri, poteri anche infischiarmene del giorno e della notte.
Potrei fottere la vecchiaia e la morte, potrei tutto, potrei per una volta pensare così intensamente da sanguinare dentro.
Voglio stringere i denti, dire che i secondi che passano sono solo in fin dei conti dei gran coglioni, perché scappano senza nemmeno salutare, senza nemmeno darti la possibilità di vedergli in faccia.
Tutto passa, tutto finisce, ma chi sa perché l'inizio è un istante e ciò che passa è un eternità.
È sempre un gioco del destino che come al solito si diverte con noi, siamo solo povere marionette intrappolate dalle enormi cazzate che l'umanità per anni ci ha detto.
Nasci, cresci, diventi grande, poi vecchio e infine muori.
Ma sai che c'è io me ne sbatto, io divento prima vecchio, poi bambino, muoio per un po', poi rinasco e non divento mai grande.
Perché io posso, si, si che posso e non sono pazzo, sono solo quello che mi impediscono di essere.
La rabbia è tanta, così tanta che adesso mentre sto scrivendo prendo la lama che ho nella scarpa.
La lama che tutti abbiamo, che ci hanno dato per far male a chi ci fa del male, per dare un taglio a tutto questo teatrino.
Io indosso la maschera come tutti e come tutti sbavo per i riflettori, ma io non so recitare ne tanto meno riesco a rimanere impassibile mentre il tempo mi devasta.
La mia musica, i miei scrittori, i miei pensieri ,che per qualche ora mi traghettano da Saturno a Giove,presto moriranno.
Ma io prendo la lama, la lama che in fin dei conti non esiste... e se la lama non esiste neanche il tempo esiste.

Ehi dittatore dammi un'altra botta che lo sai che più me le dai e più mi piace.

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